Prima della Lavatrice

Come già detto in altri articoli, la lavatrice inizia ad essere uno strumento di uso comune tra gli anni ’60 e ’70. Tuttavia, prima del boom economico, l’Italia del secondo dopoguerra era in generale una realtà molto povera. In alcune case l’acqua non arrivava ancora e, specialmente nei paesi più distanti dai grandi centri urbani, si inizierà ad averla corrente solo dopo una decina d’anni dalla liberazione. È chiaro dunque che le donne italiane hanno lavato a mano i panni fino a poco tempo fa. Come avveniva il lavaggio a mano, o meglio come si faceva il bucato?

Innanzitutto, se nelle abitazioni c’era il pozzo era sicuramente più facile lavare i panni; in altri casi, probabilmente in maniera maggiore nelle città, il bucato si faceva nei fiumi o nei lavatoi del paese. L’intimo veniva solitamente immerso in una miscela di acqua, farina e limone. I panni più delicati venivano bolliti insieme al sapone di Marsiglia. Per quanto riguarda il lavaggio dei panni più ingombranti, invece, vi era il limite del clima: lenzuola, tovaglie, asciugamani, venivano lavati quando non c’era la siccità dei mesi estivi, né quando l’acqua era ghiacciata come durante quelli invernali. La primavera era quindi il periodo più frequente per il fare il bucato.

http://www.jsc15.it/icom-011-icomografie-lavandaie-di-fiume-e-di-lago/

Fare il bucato

Si prendeva una grande tinozza con un buco sul fondo, si poneva su un treppiedi e si mettevano ben compatti i panni, da quello più piccolo a quello più grande. Si poneva sopra i panni un drappo di tela molto spessa e su di essa si spargeva la cenere di legno e poi vi si versava l’acqua bollente. Dal buco della tinozza, che dà il nome all’azione di fare, appunto, il bucato, scendeva il ranno, l’acqua che con la cenere catturava il sudiciume dei panni. L’acqua bollente veniva versata più volte finché l’acqua non appariva pulita. A questo punto i panni venivano portati al fiume o al lavatoio e venivano sciacquati, strizzati e poi, finalmente, stesi. Fare il bucato era quindi un’operazione molto faticosa, richiedeva tempo ed energie. Inoltre, era un’attività destinata solo alle donne. Le famiglie più agiate potevano permettersi di relegare il compito alle lavandaie, mestiere storico femminile, ancora esistente in tante realtà più povere dell’Italia.

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sitografia:

https://www.placidasignora.com/tag/come-si-faceva-il-bucato-prima-della-lavatrice/

VERSO IL FUTURO

Come ogni innovazione che si rispetti, anche la lavatrice guarda al futuro. Non ci si stanca mai di indagare nuove possibilità e uno dei risultati più stupefacenti è stato raggiunto, anche se non ancora “mainstream” nel mercato, da DOLFI, la lavatrice tascabile nata dall’inventiva di una start-up tedesca nel 2005, finanziatasi tramite crowdfunding. Pesa solo 300 grammi e non emette il minimo suono. Ha le dimensioni di una saponetta e funziona inserendola in un qualsiasi lavello o bacinella con acqua e i panni da lavare. Promette, alla modica cifra di 160 euro, di togliere le macchie più ostinate! La tecnologia utilizzata funziona ad ultrasuoni, che sarebbero i responsabili veri e propri del lavaggio, ad una frequenza tale da non rovinare i vestiti.

Dolfi ha l’intento di regalare un’esperienza migliore a chi viaggia, ma potrebbe, un giorno, rivoluzionare nuovamente il mondo del bucato? Ai posteri l’ardua sentenza.

https://www.corriere.it/tecnologia/cards/dolfi-lavatrice-portatile-grande-come-saponetta-video/primi-pezzi-disponibili-fine-ottobre.shtml

LAVATRICE SOSTENIBILE? SI PUÒ!

Acqua, detersivi, energia,.. A primo impatto la lavatrice sembrerebbe non essere un oggetto sostenibile! Il quotidiano Guardian ha pubblicato uno studio dell’Università britannica di Plymouth che attesta che un ciclo di lavaggio in lavatrice può rilasciare oltre 700.000 microfibre di plastica nell’ambiente.

Il movimento ambientalista “Marevivo” ha lanciato una campagna di sensibilizzazione nei confronti di questo tema tramite l’hashtag StopMicrofibre. Raffaella Giugni, responsabile dei rapporti istituzionali di Marevivo, afferma che “un lavaggio in lavatrice di tessuti in microfibra produce milioni di microfibre di dimensioni inferiori ai 5 mm che si riversano in mare dai tubi di scarico dove vengono ingerite dagli organismi marini, entrando così nella catena alimentare”.

E di nuovo: “chiediamo alle aziende di progettare sistemi di filtraggio più efficaci per lavatrici e, a tutti, di ridurre quanto più possibile gli acquisti, di riciclare e riusare”.

Per fortuna questo appello non passa del tutto inosservato e attestiamo la presenza di un sempre maggior impegno nel tentativo di trovare nuove tecnologie che risolvano o diminuiscano il problema, come TerraWash, Premiato con l’Organic Innovation Gold Award al Natexpo 2017 di Parigi, l’innovativo sacchettino di magnesio che permette di fare il bucato senza l’uso di detersivi, con un impatto zero sull’ambiente, o ancora il Bike Washing Machine, un sistema di conversione di energia prodotta dalla pedalata di una cyclette in energia per attivare il cestello della lavatrice. Come non citare poi è Drumi, piccola lavatrice compatta che funziona senza elettricità e azionando un pedale. L’idea è di Yi Jiang, industrial designer cinese. Insomma, le idee non mancano, ma l’impegno può venire anche dagli utilizzatori.

Ecco 5 semplici consigli suggeriti dal sito green Ohga per usare la lavatrice senza inquinare:

https://www.ohga.it/5-consigli-per-usare-la-lavatrice-inquinando-meno/

https://marevivo.it/news/stopmicrofibre-1169/

http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/moda/2019/07/03/stopmicrofibre-tessutai-salvino-il-mare_0e4b7b80-dafc-4743-a553-5ccdf4de1d83.html

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2016/09/28/ogni-lavaggio-in-lavatrice-rilascia-700mila-microfibre_3b0df7ef-9a51-44df-a560-a0ffa6d7ff7d.html

https://www.milleunadonna.it/green/articoli/lavatrici-green-da-quelle-a-pedali-a-quelle-che-diventano-sedie-e-poltrone/

DONNE E PUBBLICITÀ: la storia della “Signora Candy”

La diatriba su chi, tra uomo e donna, sia il vero responsabile della gestione famigliare, affonda le sue radici nella notte dei tempi, e fa la sua comparsa come vero e proprio topic di discussione pubblica già verso la fine dell’Ottocento, come nel caso della rivista americana “Printer’s Ink”, in cui venne sollevata la questione su che tipo di pubblicità fosse meglio fare per vendere un prodotto. Pubblicarlo su una rivista generica o una rivista femminile?

Inutile sottolineare come per l’opinione pubblica, il ruolo di gestione famigliare, veda il dominio della figura femminile, e se prima del processo di industrializzazione questo riguardava educazione e cura della prole, gestione delle mura domestiche e del sostentamento alimentare, dagli inizi del Novecento si accompagna a quello di acquirente leader. Nel periodo degli anni ‘70 sarebbero infatti le donne ad effettuare l’80% degli acquisti per la vita famigliare. 

é interessante vedere come, in effetti, sin dagli albori del suo debutto sul mercato, la lavatrice sia stato un prodotto che ha avuto come target principale la donna. Prendiamo, ad esempio, il fenomeno della “Signora Candy”:

I media paragonano il possesso di una lavatrice alla sensazione di libertà dalla pesantezza fisica del lavaggio a mano.

La lavatrice viene dipinta come inseparabile alleata del modello di donna  moglie e madre felice. Una vita nuova pensata proprio per loro: per le donne!

Era come se  si volesse promuovere il cambiamento, ma al tempo stesso lasciare che gli schemi non subissero variazioni, ma anzi, che venissero addirittura rinforzate le differenze di ruolo e soprattutto di genere.  L’educazione elettrodomestica diviene così un nuovo aspetto della femminilità.

Come cambia nel tempo l’utilizzo linguistico e di genere della figura della donna in relazione alla lavatrice svela un cammino verso nuove consapevolezze, arrivando ai giorni nostri, con un’immagine di donna impegnata nel lavoro extradomestico, a un nuovo modo di intendere il rapporto di coppia, come nella recente pubblicità del 2004 in cui la famigerata “Signora Candy”, usa sì felicemente la sua lavatrice, ma in collaborazione con il compagno.

Di certo non mancano riferimenti, nostalgie o “scivoloni”. In un’epoca come la nostra, in cui le battaglie di genere sono al centro della discussione e stanno ottenendo importanti risultati, saltano all’occhio quelle che qualcuno definirebbe “cadute di stile”, o altri semplicemente sessismo. é il caso di Siemens, il gruppo multinazionale tedesco produttore di elettrodomestici, che ha annunciato di aver montato sulle proprie lavatrici il “Fuzzy control, un dispositivo intelligente che pensa e agisce come una donna, migliorando la qualità del lavaggio ma semplificandone l’ uso”.

Lasciamo comunque il compito di smascherare pubblicità sessiste a chi ha più competenze di noi. Se siete curiosi visitate la pagine Facebook “La Pubblicità Sessista Offende Tutti”.

Fai clic per accedere a 53ff0f3a0cf23bb019bedaae.pdf

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/03/24/la-lavatrice-pensa-come-una-donna.html

https://www.facebook.com/groups/pubblicitasessistaoffende/

RISVOLTI SOCIALI: la lavatrice, libertà o nuova condanna?

I risvolti della rivoluzione elettrodomestica sono sicuramente molteplici. Nel suo complesso, l’introduzione della lavatrice nella routine della gestione della casa ha contribuito in maniera non indifferente a modificare lo stile di vita delle persone, forse ancor più degli altri elettrodomestici, ma più nello specifico ha toccato e alterato forme di interazione sociale. 

Prima dell’avvento della lavatrice, infatti, chi si occupava del bucato (principalmente donne o servitù), soleva ritrovarsi, in vero e proprio rito settimanale, alle fontane pubbliche o luoghi di ritrovo adibiti a questa mansione. Ci si ritrovava e, lavando, avvenivano interazioni sociali importanti tra gli abitanti degli stessi quartieri, chiacchiere, si condividevano storie e racconti, proprio lì, piegati sui lavatoi che oggi, nei nostri paesi e nelle nostre città, sono diventati quasi monumenti. 

Introdurre una tecnologia che lavi per noi ha rappresentato la disintegrazione di questi rituali, probabilmente non percepiti come tali dagli attori sociali in gioco, ma che oggi ci appaiono così, al punto di poter parlare di una vera e propria rivoluzione sociale. 

Abbiamo già sottolineato come questo cambiamento investa specialmente la figura femminile, legata indissolubilmente all’idea della cura della casa, e quindi dei panni da lavare. La lavatrice  avrebbe rappresentato, per l’epoca della sua apparizione, una sorta di liberazione, un’alleata che potesse sollevare la donna dalla fatica del lavaggio. Alcune femministe, però, tra cui Natalia Apsesi, suggerirono la pericolosità di questa rivoluzione, sottolineando come, in realtà, non si trattasse di una vera e propria liberazione. Se infatti ora le donne erano slegate dal rituale del lavatoio, allora potevano essere libere, sì, ma secondo le pubblicità e l’opinione pubblica libere di dedicarsi alle frivole faccende femminili, come truccarsi, farse belle per il marito e preparare pranzi e cene ancor più strabilianti. Insomma, non proprio quello che si definirebbe un vero spostamente di prospettiva!

Tra l’acclamazione dei più e la diffidenza di altri, potremmo definire la lavatrice come uno strumento artefice dell’emancipazione femminile? Nonostante non sia possibile dare una risposta univoca e soddisfacente a questo interrogativo, possiamo sicuramente riconoscere la vastità dei risvolti sociali ad essa connessi.

‘La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice in Italia (1945-1970)’, Carocci

LAVANDERIE A GETTONI

Lavanderie a gettoni, self-service 24h. Tutti ne abbiamo provata una, almeno una volta, fosse anche solo nella speranza di fare qualche incontro interessante!

Vediamo insieme un piccolo riassunto della loro storia!

Washateria”: era questo il nome della prima lavanderia a gettoni, nata in Texas agli inizi degli anni ‘40. 

In Europa arriverà dopo la seconda guerra mondiale, a Londra,  per rispondere ai problemi di igiene causati dal rientro dal conflitto.

La lavanderia a gettoni viene principalmente usata, all’inizio, da coloro che non si possono permettere l’acquisto e il mantenimento di una propria lavatrice, diffondendosi  poi come metodo veloce e comodo di lavare grandi quantità di capi senza troppo impegno, in concomitanza con l’affermarsi del modello familiare con entrambi i genitori lavoratori. 

Quando la lavatrice divenne un prodotto più accessibile in termini economici, si assistette al declino della popolarità dei self service.

Oggi sono comunque abbastanza in voga e vengono usati per lavare capi di grandi dimensioni, come i piumini, o da studenti fuori sede che non hanno in dotazione una lavatrice in casa. 

Chissà che proprio davanti ad uno di quei grandi oblò non ci si ritrovi ad aspettare la fine della centrifuga insieme alla propria anima gemella!

LA LAVATRICE IN ITALIA

1946: fiera di Milano. Appare la prima lavatrice prodotta interamente da un’azienda italiana, quella della famiglia Fumagalli. La lavatrice è vista con curiosità e appare uno strumento avveneristico. Negli anni ’50 è ancora raro trovarlo nelle case italiane. Negli anni ’50 il Financial Time giudica la lira “una moneta da Oscar”, sono gli anni del boom economico! Tuttavia i consumi non decollano tanto quanto nel resto d’Europa perché i salari sono relativamente bassi e quindi non c’è una reale crescita delle vendite. La lavatrice, tra l’altro, costava tanto quanto oggi, probabilmente, costa un computer di ultimissima generazione. Tuttavia in circa 20 anni la situazione, lentamente, cambia. Nel 1970 la lavatrice è finalmente un elettrodomestico comune, di massa. La casa, e in particolare la cucina, si arricchisce di nuovi elettrodomestici: i prezzi diventano accessibili per una fetta maggiore della popolazione. Negli stessi anni decolla anche la produzione. Per intenderci, l’Italia diventa la terza produttrice mondiale di frigoriferi, dopo gli Stati Uniti e il Giappone! Non solo: i Fumagalli creano la storica marca Candy. L’azienda produce nel 1957 la sua prima lavatrice semi-automatica; nel 1957 una del tutto automatica.

Candy eccelle anche nella produzione di altri elettrodomestici e del suo successo ne è una prova il premio Compasso d’oro che vince nel 1970. Altre aziende degne di nota sono la Zanussi, col suo marchio di lavabiancherie Rex e la compagnia Indesit. Questi marchi si differenziarono dagli altri esteri, in particolare da quelli tedeschi, per il loro design, la loro leggerezza e la loro economicità; entrano nelle case di milioni di italiani ed europei. È la prova che il design italiano, a partire dalla seconda metà del Novecento, diventa centrale nel panorama Occidentale. Il possedere una lavatrice è un obiettivo raggiunto anche dalle famiglie meno abbienti: quali implicazioni sociali porta la sua diffusione? Scoprilo insieme a noi nell’articolo dedicato all’argomento!

Bibliografia

>Enrica Asquer, La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice in Italia (1945-1970), Roma, Carocci, 2007. ISBN 978-88-430-4207-4

Sitografia

>http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/la-rivoluzione-in-lavatrice/29218/default.aspx

>https://it.m.wikipedia.org/wiki/Candy_(azienda)

>https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ariston

>https://it.m.wikipedia.org/wiki/Zanussi

>https://it.m.wikipedia.org/wiki/Indesit

COME NASCE LA LAVATRICE

La lavatrice, come quelle che oggi abbiamo in casa, è il frutto delle migliorie apportate a quelle progettate per la prima volta negli anni ’60 dalle industrie europee e statunitensi. I primi modelli di lavabiancheria sono invece molto diversi da quelli odierni e, per rintracciarli, occorre fare un salto nel passato!

I primi modelli, infatti, risalgono al XVII e al XVIII secolo in Europa. Un esemplare è quello del 1677, il cui inventore è il barone John Hoskins: uno strumento per sciacquare i panni composto da un cestello che viene fatto ruotare sotto un getto d’acqua; un altro è creato poco più tardi dal teologo di Ratisbona (Germania) Jacob Christian Schäffer (1718-1790). Ma l’inventore di una lavabiancheria molto più vicina alla nostra è di certo Thomas Bradford. Nel 1860 mette a punto una macchina costituita da una gabbia ottagonale in legno in cui vengono messi i panni e che è a sua volta inserita in una scatola di legno che viene riempita di acqua e sapone. All’esterno una manovella fa ruotare la gabbia interna.

L’idea di Bradford viene superata una quindicina di anni più tardi da quella di William Blackstone, un mercante americano. Egli crea un barile di legno da riempire di acqua e sapone con un’asse di legno a pioli da muovere manualmente su e giù per scuotere i panni immersi nell’acqua. Questa invenzione ha così tanto successo che Blackstone la inizia a vendere a 2,50 dollari. Più tardi apre un’azienda a New York, che esiste tuttora. Poco tempo dopo viene aggiunto uno strizzatore e successivamente il barile di legno viene sostituito con uno in metallo.

Tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento, viene inserito il motore: prima a benzina, poi a vapore. Infine quello elettrico nel 1907.

Le prive lavatrici, tuttavia, vengono concepite come sfregatrici dei panni è ciò porta alla loro usura in tempo brevi. Tra l’altro, il lavaggio in sé, era alquanto deludente. La soluzione? L’adozione dell’agitatore! Agitando e non sfregando i panni, il sapone attraversa le fibre dei tessuti, pulendo molto più a fondo. (aggiungere foto agitatore odierno)  I modelli ad agitatore vengono via via dotati di ulteriori funzionalità come le resistenze per il riscaldamento dell’acqua. Con questo tipo di modello, si sviluppano le lavatrici a due vasche, le Twin tub: una vasca, quella con l’agitatore, dove si effettua il lavaggio dei panni; nella seconda vasca, con cestello ad asse verticale, i panni vengono risciacquati e strizzati per centrifugazione. Le twin tub sono ancora abbastanza diffuse, non tanto in Europa quanto nei paesi asiatici e africani. Dopo la seconda Guerra Mondiale, lo slancio industriale porta a ricercare modelli ancora più comodi e funzionali. In Germania, già da prima del conflitto mondiale, vengono prodotti modelli a cestello ad asse orizzontale. Nel dopoguerra quelle tedesche erano probabilmente le lavatrici più evolute ed a più forte autonomia… Ma cosa accade in Italia? Per scoprirlo vai all’articolo sulla lavatrice in Italia!

Bibliografia

>Enrica Asquer, La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice in Italia (1945-1970), Roma, Carocci, 2007. ISBN 978-88-430-4207-4

Sitografia

>http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/la-rivoluzione-in-lavatrice/29218/default.aspx

>https://it.m.wikipedia.org/wiki/Candy_(azienda)

>https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ariston

>https://it.m.wikipedia.org/wiki/Zanussi

>https://it.m.wikipedia.org/wiki/Indesit

COME FUNZIONA LA LAVATRICE

La lavatrice è un must in ogni abitazione, difficile pensare ad una vita senza di essa. Interroghiamoci, quindi, su come funziona!

Ci sono tantissimi elettrodomestici e tecnologie di cui conosciamo il funzionamento, primo tra tutti il cellulare che abbiamo in tasca quasi h24… ma non è mai tardi per imparare! Ecco perché oggi parliamo di come funziona una lavatrice… credetemi, molto più semplice di quanto pensiamo!

Scopriamo come funziona guardando ai suoi principali componenti.

Il selettore di programmi o timer è il cervello della lavatrice, l’unità di controllo. Questo è collegato alla manopola o ai pulsanti (nelle lavatrici più nuove a un touch screen) attraverso cui selezioniamo il tipo di lavaggio. Infatti il settore gestisce il lavaggio che impostiamo in tutte le sue fasi tramite il sensore di temperatura, il sensore di pressione (che controlla che il livello dell’acqua nel cestello sia giusto), il sensore dell’elettroserratura. Quest’ultimo gestisce l’apertura dell’oblò. Una volta avviato il lavaggio, infatti, non è possibile riaprire l’oblò, ma bisogna aspettare che la lavatrice dia l’avviso, sonoro o visivo, che il lavaggio è completo. Per funzionare, la lavatrice deve essere ovviamente collegata all’impianto idrico dell’abitazione attraverso il tubo dell’acqua. Questo ha un rubinetto, tecnicamente un’elettrovalvola di carico, che funziona grazie a un’elettrocalamita gestita da due fili. Quando avviamo il lavaggio, l’elettrocalamita si sposta per fare passare l’acqua. L’acqua passa sempre prima dal “cassetto dei saponi” ma, attraverso un gioco di leve, prima va nel cestello e poi, seguendo una determinata sequenza e dei tempi precisi a seconda del lavaggio selezionato, le leve si alzano e si abbassano per far scendere il detersivo, l’ammorbidente e, nel caso di panni bianchi molto sporchi, tessuti usati per le pulizie, o una certa dose di mania dell’igiene, la candeggina… L’acqua cade “a pioggia” nel cestello che, intanto, gira per far bagnare tutti i panni. Il cestello gira perché collegato con una cinghia al motore, posto dietro il cestello stesso. Inoltre, per determinati lavaggi, l’acqua deve essere riscaldata. Per questo motivo c’è una resistenza, collegata al sensore di temperatura che avvisa del raggiungimento della temperatura richiesta il selettore di programmi. Ad un certo punto l’acqua utilizzata deve essere emessa, ciò avviene attraverso una pompa di scarico collegata all’impianto di scarico dell’abitazione. A questo punto, l’ultimo step è la centrifugazione, il momento in cui il cestello gira molto molto molto velocemente. Come nei laboratori chimici, la centrifugazione permette di separare due miscugli, principalmente uno solido e uno liquido, così nella lavatrice il moto circolare divide i panni dall’acqua. Tanto maggiore è il numero di giri della lavatrice, maggiore acqua sarà estratta durante il processo.  Quando il lavaggio è finito, infatti, i panni sembrano appena strizzati… non certo asciutti ma almeno non sono grondanti d’acqua. Inoltre, ogni tipo di lavatrice e ogni tipo di lavaggio hanno centrifugazioni diverse. Recentemente la centrifugazione è variabile, quindi si può manualmente settare il numero di giri di centrifuga. Solitamente i capi più delicati vanno fatti “girare” meno o affatto. Infine, ultimo ma non ultimo, per evitare la lavatrice passeggi per il bagno durante la centrifuga, al di sotto del cestello è posto un peso che, appunto, tiene ancorata la lavatrice il più possibile al pavimento!

Fonti:

CHI SIAMO E COSA FACCIAMO

Ciao! Siamo Elena Roccuzzo e Lucia Zappa, due studentesse del corso di laurea triennale di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento. Abbiamo creato questo blog sull’innovazione tecnologica della lavatrice frequentando il corso di Sociologia della Scienza del professore Massimiano Bucchi. Abbiamo scelto di “indagare” sull’invenzione, la storia, lo sviluppo della lavatrice ma soprattutto sulle sue implicazioni sociali, con particolare attenzione alle dinamiche di genere, in quanto essa è uno strumento che usiamo nella nostra quotidianità, ma di cui spesso dimentichiamo il fortissimo impatto. Cosa ha cambiato? Per chi? E come? Nel nostro blog cerchiamo di scoprirlo!

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