RISVOLTI SOCIALI: la lavatrice, libertà o nuova condanna?

I risvolti della rivoluzione elettrodomestica sono sicuramente molteplici. Nel suo complesso, l’introduzione della lavatrice nella routine della gestione della casa ha contribuito in maniera non indifferente a modificare lo stile di vita delle persone, forse ancor più degli altri elettrodomestici, ma più nello specifico ha toccato e alterato forme di interazione sociale. 

Prima dell’avvento della lavatrice, infatti, chi si occupava del bucato (principalmente donne o servitù), soleva ritrovarsi, in vero e proprio rito settimanale, alle fontane pubbliche o luoghi di ritrovo adibiti a questa mansione. Ci si ritrovava e, lavando, avvenivano interazioni sociali importanti tra gli abitanti degli stessi quartieri, chiacchiere, si condividevano storie e racconti, proprio lì, piegati sui lavatoi che oggi, nei nostri paesi e nelle nostre città, sono diventati quasi monumenti. 

Introdurre una tecnologia che lavi per noi ha rappresentato la disintegrazione di questi rituali, probabilmente non percepiti come tali dagli attori sociali in gioco, ma che oggi ci appaiono così, al punto di poter parlare di una vera e propria rivoluzione sociale. 

Abbiamo già sottolineato come questo cambiamento investa specialmente la figura femminile, legata indissolubilmente all’idea della cura della casa, e quindi dei panni da lavare. La lavatrice  avrebbe rappresentato, per l’epoca della sua apparizione, una sorta di liberazione, un’alleata che potesse sollevare la donna dalla fatica del lavaggio. Alcune femministe, però, tra cui Natalia Apsesi, suggerirono la pericolosità di questa rivoluzione, sottolineando come, in realtà, non si trattasse di una vera e propria liberazione. Se infatti ora le donne erano slegate dal rituale del lavatoio, allora potevano essere libere, sì, ma secondo le pubblicità e l’opinione pubblica libere di dedicarsi alle frivole faccende femminili, come truccarsi, farse belle per il marito e preparare pranzi e cene ancor più strabilianti. Insomma, non proprio quello che si definirebbe un vero spostamente di prospettiva!

Tra l’acclamazione dei più e la diffidenza di altri, potremmo definire la lavatrice come uno strumento artefice dell’emancipazione femminile? Nonostante non sia possibile dare una risposta univoca e soddisfacente a questo interrogativo, possiamo sicuramente riconoscere la vastità dei risvolti sociali ad essa connessi.

‘La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice in Italia (1945-1970)’, Carocci

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora